Refugee Food Festival, a Borgo San Lorenzo, festival promosso da UNHCR

Thursday, July 06, 2017

Il Refugee Food Festival si è concluso il 30 giugno a Borgo San Lorenzo, festival promosso da UNHCR

Lo scorso Venerdi 30 giugno, si è concluso a Borgo San Lorenzo il "Refugee Food Festival", la kermesse dedicata al cibo come strumento di integrazione, promosso dall'associazione francese Food Sweet Food assieme all'Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR).
Quest'anno il Festival, che ha un alto valore morale oltre che sociale, ha toccato ben 13 città europee, tra le quali Firenze, dove durante le sue serate, le cucine di cinque ristoranti hanno aperto le loro porte per far si che i loro Chef cucinassero assieme a dei cuochi rifugiati professionisti.




Io ho avuto l'onore di essere presente alla tappa conclusiva il 30 giugno, tenutasi a Borgo San Lorenzo nel Villaggio la Brocchi, presso il ristorante Ethnos, dove lo chef stellato Marco Stabile ha cucinato piatti della tradizione toscana assieme agli chef rifugiati Sara Unatu Tagi, Slay Baki e Zakari Abasse, provenienti da Togo ed Etiopia, dalle cui mani ne è uscito un menù ispirato che ha soddisfatto anche i palati più esigenti.




La scelta della location non è stata casuale perché Il Villaggio La Brocchi è anche un centro di accoglienza per i rifugiati, un' eccellenza italiana di quelle di cui andare fieri, dove vivono e lavorano uomini e donne che prestano la propria opera per aiutare i rifugiati insegnando loro la nostra lingua e preparandoli, attraverso corsi professionali, per fare loro aprire le porte del mondo del lavoro.





Devo confessare che per me è stata un'esperienza toccante, di quelle che cambiano profondamente il punto di vista da cui si guardano le cose. Per la prima volta ho percepito chiaramente che "migranti" e "rifugiati" non sono solo parole male usate ed abusate, ma sono parole che portano con sé una quantità di dolore, di paura e di umanità inimmaginabili fino a quando non veniamo sfiorati personalmente ed aggiungerei "superficialmente" dalle storie di queste persone. Persone che scappando da situazioni di guerra hanno visto e provato cose per le quali il nostro cervello occidentale non è preparato.
Le persone che arrivano, sono lontani fantasmi di quelle stesse persone che sono partite, che non solo vivono i traumi di lasciare famiglie in paese martoriato dalla guerra, ma devono attraversare deserti e mari in situazioni più che drammatiche, vedendo gente morire come formiche calpestate ed andando loro stessi a volte incontro ad epiloghi nefasti.




Mi sono commossa. Profondamente e più volte. Ascoltare i racconti di questi sopravvissuti, perché in realtà è così che si dovrebbero chiamare, è stata una delle esperienze più toccanti che abbia mai vissuto. Il dolore che traspare, non dalle parole di queste persone ma dalle loro emozioni, i loro occhi, le loro voci, è una cosa che ti afferra prepotentemente alla gola e ti strattona insistentemente fino a portarti a vedere la cruda realtà: che noi siamo maledettamente fortunati e che i nostri "problemi" della vita di tutti i giorni, sono in realtà delle barzellette auto vittimistiche, frutto del nostro agiato ego.
Attraverso quella che viene chiamata "La biblioteca vivente" si narrano le piccole e grandi storie che ogni rifugiato porta con sé; come quella di Omar.


Omar, somalo che nel 1977 inizia un cammino di settimane sotto il sole, attraversa una fetta di Africa per arrivare a Mogadiscio, dove studia e si laurea. Quando scoppia la guerra civile e in Somalia 50$ al mese non bastano per sopravvivere, Omar si rimette in viaggio e riesce a lasciare il paese per approdare nello Yemen, dove dopo alcuni anni viene nuovamente colto dalla guerra e da dove si trova, suo malgrado, nuovamente a scappare. Nel1991 dopo una serie di drammatiche peripezie, giunge in Italia. Con un foglio di espulsione in mano ed una moglie incinta,  Omar si ritrova a scappare costantemente per l'Italia , dove la sua condizione di immigrato illegale che grazie al Governo D'Alema non riconosce più ai cittadini Somali il diritto di richiedere asilo politico,  non gli permette di fermarsi in un posto dove poter mettere radici per lui e per la sua nuova famiglia. Un giorno però, il miracolo avviene: qualcuno è disposto a dare una chance ad Omar. Ma attenzione, non una chance "Gratuita". Semplicemente trova qualcuno che è disposto ad affittargli una casa. Senza un lavoro, Omar accetta e qui la sua vita prende una svolta decisiva. Si trasferisce a Borgo San Lorenzo con la famiglia e riesce a trovare un lavoro con cui pagare l'affitto. Anche sua moglie riesce miracolosamente a trovare un lavoro a Firenze ed ora Omar è cittadino italiano, molto impegnato nelle politiche sociali come Assessore ed è candidato Sindaco nel comune di Borgo San Lorenzo. Una storia a lieto fine questa che purtroppo è affiancata da altre mille con un finale drammatico. Una storia importante che ci ricorda che non dobbiamo mai perdere la speranza. Speranza, come il nome che Omar e sua moglie hanno deciso di dare alla loro piccola figlia. Speranza, come quella che Omar non ha mai perso.


Voglio ricordare a te che hai avuto la gentilezza di spendere cinque minuti del tuo tempo per leggere questo mio piccolo contributo, che nonostante tutti i tuoi problemi, ti posso assicurare che sei molto fortunato. Ti sarebbe bastata una piccola distrazione di Dio e nascere sull'altra sponda del Mediterraneo e tutto quello che oggi ti sembra così scontato, il tuo lavoro del quale ti lamenti sempre, della tua auto che vorresti cambiare perché fuori moda, il tuo iPhone che è già un "vecchio" 6S, la connessione internet così lenta, la tua casa comoda, il tuo diritto alla VITA, sarebbero stati solo un sogno, un miraggio.
A te che leggi, chiedo una cosa. Non avere paura dell'uomo nero. Sii gentile e sorridente con tutte le persone. Sei stato solamente un po' più fortunato. Abbi rispetto per la tragedia che ognuno di loro si porta silenziosamente dentro. Se puoi, fai qualcosa per loro. Anche una cosa piccola, un gesto. Ma fai qualcosa. Grazie.


Per maggiori informazioni sull'attività di UNHCR e firmare la petizione vi invito a visionare il loro sito #withrefugees.











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1 Comments

  1. che giornata indescrivibile è stata Barbara

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Grazie per il commento
Blog di cucina di Barbara, food blog

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